I giovani, gli anziani, e l’MPA.

maggio 25, 2009 di zeferino

Come promesso   in un mio precedente articolo (L’ MPA e Cicerone80), ritorno sulla questione MPA.

Una delusione! Nessuna vera idea, nessun progetto. Solo una certa attenzione agli interessi del Sud.

Allora, sono andato a rivedere  ciò che mi ha scritto un giovane, che stimo e conosco bene, ma che per privacy non cito il nome.
Dice: ‘l’unica rivoluzione possibile per migliorare davvero le cose è quella interiore che ciascuno di noi dovrebbe fare. E’ la forza dell’esempio, delle piccole grandi scelte che ciascuno di noi  deve fare indicando agli altri il cammino con l’esempio.
E’ questa l’unica cosa in cui credo ed è questa l’unica cosa che credo ci resti. Non certo qualche vecchio notabile democristiano più o meno trombato’.

Sono completamente d’accordo, tranne che sull’ ultima frase. I fatti sono troppo complessi per poter fare di tutto un solo fascio. Anzitutto, non sono solo democristiani, ma anche di altre liste; e poi, ci sono anche persone trombate ingiustamente, e cioè che hanno fatto del bene, e che per ricompensa sono stati esclusi per opinabili manovre politiche.

Però, in definitiva, lo devo ammettere, siamo nella situazione in cui un giovane  insegna ad un anziano. Ed il punto rilevante è che l’anziano queste cose le conosce già, nel fondo della sua coscienza. Sono cose antiche, ormai cristallizzate come quei proverbi che uno cita meccanicamente, ed il cui vero significato  la mente non più percepisce…fino a quando viene un giovane, e le risveglia!

Noi anziani vogliamo credibilità e rispetto, avendo  consegnato ai giovani un mondo senza valori.

Credo che ripartirò daccapo, cercando di andare al fondo delle cose, ma senza preconcetti, senza etichette.
Questa potrebbe essere la nostra forza comune,  sia dei giovani che degli anziani, riempiendo quel gap che  divide i primi, per i quali i giochi sono tutti da sperimentare, e i secondi,  per i quali invece quelli sono già fatti, ma che hanno comunque il problema di riappropriarsi della  propria identità.

Cicerone80

Il Computer

marzo 24, 2009 di zeferino

(Da una chiacchierata amichevole con i miei tre allievi speciali, Cecilia, Antonella, e Franco.)

Il computer è un dispositivo fisico capace, in base ad un programma, di elaborare dati e fornire risultati in modo sicuro, veloce ed affidabile.

A livello fisico (hardware), il computer, essenzialmente, è formato dalle seguenti parti:

1.   Memoria Centrale.

2.   Processore.

3.   Memoria di massa (hard disk).

4.   Bus di sistema.

5.   Dispositivi di Input e di Output.

Ma non ha senso parlare di computer senza un programma (software).
Un computer nasce per eseguire programmi: un computer senza un programma da eseguire è inutile.
Esistono moltissime tipologie di programmi. Un insieme di programmi (pacchetto) importantissimo è il cosiddetto Sistema Operativo. Quando si accende il computer, il Sistema Operativo è il primo programma a salire in Memoria Centrale, pronto ad assecondare tutti i comandi di routine dell’utente (gestione dei file, stampa, ecc). Poi c’è la categoria delle Applicazioni (programmi applicativi), come Word, Excel, Access, programmi di grafica, di presentazione, ecc. Poi ci sono i programmi degli sviluppatori, specifici per determinati scopi, ecc.

Ma parleremo altrove del software.
Ora, occorre descrivere brevemente le suddette 5 parti del computer.

Memoria Centrale.
Un programma è formato da istruzioni.
Istruzioni e dati risiedono nella Memoria Centrale (RAM, Random Access Memory) del computer. Maggiore è la capacità della RAM, e maggiore è la potenza del computer.

Processore.
Il Processore (o CPU, Central Processing Unit) svolge la funzione di eseguire le istruzioni del programma che risiedono nella RAM, una per volta, dalla prima all’ultima.
Per fare ciò, il processore si avvale delle sue componenti interne, che sono:

1.   L’ Unità di Controllo (CU, Control Unit), che, per ciascuna istruzione esegue un ciclo macchina delle seguenti tre operazioni: lettura dell’istruzione, sua decodifica, e successiva esecuzione

1.1.              La decodifica avviene in linguaggio macchina (linguaggio Assembler), molto vicino al solo linguaggio che il computer conosce, formato da una successione di valori 1 e 0, detti bit, corrispondenti allo stato fisico di passaggio/non passaggio di corrente, e di cui parleremo in seguito.

2.   Il clock (orologio interno del computer), per sincronizzare le varie operazioni.

2.1.              La frequenza di clock è assicurata dal fatto che ad ogni impulso di clock l’unità di controllo esegue un ciclo macchina. Di conseguenza, maggiore è la frequenza di clock (oggi dell’ordine dei Ghz), e maggiore è la velocità e potenza del computer.

3.   L’ ALU (Aritmetic-Logic Unit, Unità Aritmetica Logica). Si occupa di eseguire le operazioni di tipo aritmetico/logico:addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione; nonché confronti, ad esempio, maggiore di, minore di, ecc.

4.   I Registri generali e speciali:

4.1.              I Registri generali (8, o 16, o 14) sono unità di memoria piccole, ma velocissime, che funzionano da memorie temporanee per contenere gli operandi delle istruzioni e i risultati parziali durante l’esecuzione delle istruzioni.

4.2.              I Registri speciali, come il Program Counter (PC) che, all’inizio dell’esecuzione di un programma viene caricato con l’indirizzo della prima istruzione di quel programma, e che poi, ad ogni istruzione eseguita, viene modificato per contenere l’indirizzo della istruzione successiva, e così di seguito fino all’ultima istruzione del programma. E ancora: a) l’Instruction Register (IR), che contiene l’istruzione correntemente in esecuzione; b) il Registro Indirizzi Memoria (MAR) che contiene l’indirizzo della cella da cui leggere o in cui scrivere un dato; il Registro dati Memoria (MDR), che contiene il dato letto dalla memoria o da scrivere in memoria, ecc.
In definitiva, questi registri (generali e speciali), lavorando assieme, facilitano il funzionamento del processore.

 

 

 

Memoria di massa (Hard Disk Drive, HDD).

L’hard disk, o memoria di massa, o disco rigido, è il dispositivo che utilizza uno o più dischi magnetici per l’archiviazione dei dati (per dati, ci si riferisce a tutto: sistema operativo, programmi, documenti, canzoni, immagini, ecc.)

L’hard disk è costituito fondamentalmente da  più dischi sovrapposti (pila di dischi), rivestiti di materiale ferromagnetico, che ruotano velocemente (15.000 giri al minuto, e anche più), e da due testine per ogni disco (una per lato), le quali, durante il funzionamento “volano” sfiorando la superficie del disco (senza mai toccarla), leggendo e scrivendo i dati. La testina è tenuta sollevata dall’aria mossa dalla rotazione stessa dei dischi.

Le caratteristiche principali di un disco rigido sono:

  • la capacità, espressa in gigabyte (1GB = 1 miliardo di byte; 1 byte può essere una lettera dell’alfabeto, o una cifra, o un segno speciale).
  • il tempo di accesso (tempo medio necessario perché un dato, residente in un punto casuale del disco, possa essere reperito).
  • la velocità di trasferimento (quantità di dati al secondo che il computer è teoricamente in grado di leggere o scrivere sul disco).

 

Bus di sistema.

Il bus è un canale (connessione) che permette a periferiche e componenti del sistema di dialogare tra loro.

Il bus di sistema si divide in tre bus minori:

·         bus dati, utilizzato da tutte le componenti del sistema, e  sul quale transitano le informazioni.

  • bus indirizzi, attraverso il quale la CPU decide in quale indirizzo andare a scrivere o a leggere informazioni
  • bus controlli, insieme di collegamenti il cui scopo è coordinare le attività del sistema; infatti,  mediante il bus controlli,  la CPU può decidere quale componente deve scrivere sul bus dati in un determinato momento, quale componente deve leggere l’indirizzo sul bus indirizzi, su quali celle di memoria si deve scrivere, e da quali invece si deve leggere.

Dispositivi di Input e di Output (Periferiche).

Se una informazione  passa da un dispositivo esterno alla Memoria Centrale, tale dispositivo è di input.
Pertanto, sono classici dispositivi di input la tastiera ed il mouse.

Se una informazione (dato o istruzione o controllo) passa dalla Memoria Centrale ad un dispositivo esterno, tale dispositivo è di output.
Pertanto, sono classici dispositivi di ouput la stampante ed il monitor.

Sono dispositivi sia di input che di output il modem, il router, lo scanner di immagini.
Qualcuno considera l’hard disk una periferica, piuttosto che un componente del computer. Da questo punto di vista, anche l’hard disk deve essere considerato un dispositivo di input/output.

 

Struttura e funzionamento del processore

processore

Di seguito viene fornita una breve descrizione del funzionamento del processore, ad uso e consumo dei principianti; di conseguenza, essa non è né rigorosa, né completa. (L’ immagine è tratta da una  Lez. del Dipart. Univ. Cagliari; in calce, il link)

Quando il programma, caricato in memoria centrale, è mandato in esecuzione, il Program Counter (PC) dell’ unità di controllo viene caricato con l’indirizzo della prima istruzione del programma, e che poi, ad ogni istruzione eseguita, viene modificato per contenere l’indirizzo della istruzione successiva, e così di seguito fino all’ultima istruzione del programma.
A questo punto, conviene ricordare il significato ed il ruolo dei registri IR, MAR, e MDR, che consentono di prendere in esame l’istruzione corrente, che viene passata all’ ALU. Alla fine del ciclo macchina relativo all’istruzione corrente, questa è interpretata, decodificata ed eseguita.
Poi, il PC viene caricato con l’indirizzo dell’istruzione successiva, e vengono ripetuti i passi suddetti, e così di seguito, fino all’ultima istruzione.

Occhio a certi dettagli:

·         la CU legge l’istruzione contenuta nell’ IR e la esegue, e tale esecuzione è sicura ed affidabile perché abbiamo il registro di stato PSW, che descrive lo stato corrente della esecuzione, segnalando eventuali errori.

·         dalla descrizione di sopra, sappiamo che per ogni istruzione la CU esegue un ciclo macchina di tre step: lettura dell’istruzione (la CU legge l’istruzione nel PC e la trasferisce nell’ IR), dalla sua decodifica, e infine dalla sua esecuzione. Ora, il dettaglio è questo: essenzialmente, in questo secondo step, una istruzione formata di bit, incomprensibili all’uomo, viene decodificata in una istruzione equivalente formata da byte, stavolta intellegibili; in definitiva, la mente umana ha asservito il linguaggio rudimentale, ma velocissimo, del computer (in cui si ha una successione di bit, ciascuno dei quali assume uno solo dei due valori possibili, SI/NO, corrispondente ad uno dei possibili stati fisici del bit, corrente o magnetizzazione, SI/NO ), trasformandolo in una successione di byte, che formano ad esempio le stringhe di una pagina web su un server web o su un server di posta elettronica.

 

Ci sarebbe tanto da dire.

Ma ci limitiamo a chiudere questo semplice articolo introduttivo con qualche considerazione di carattere culturale (infatti, con i miei tre speciali allievi ho concordato una serie di chiacchierate, basate su un approccio operativo-culturale, piuttosto che tecnico, ed essi vorranno perdonarmi per essere venuto meno alla parola data, ma, d’altronde, l’argomento computer è troppo importante per sottacerne i fondamentali aspetti tecnici).

In sintesi, il computer è la prima ed unica macchina nella storia delle invenzioni dell’uomo ad avere in se, come sua parte costitutiva, una espressione intelligente della mente umana: il programma.

Qualcuno, erroneamente, ha pensato che in un futuro il computer potrebbe entrare in competizione con l’uomo, con la sua mente. Ebbene, allo stato attuale delle cose, ciò è falso. Infatti, qualsiasi programma fa solo ciò per cui è stato istruito a fare, e niente di più o di meno: il programma  è perfettamente determinato nelle sue operazioni. Insomma, in breve, a qualsiasi programma esistente su computer manca il meccanismo della creatività, che è invece una prerogativa peculiare ed esclusiva della mente umana.

La mente umana è in assoluto la cosa più complessa esistente nell’universo conosciuto. 
Qualsiasi molecola naturale dell’universo conosciuto è strutturalmente molto più semplice del neurone, il mattone del cervello umano.

Ma, mentre il neurone è abbastanza conosciuto,  sappiamo ben poco del  cervello umano, ed ancora meno  della mente umana, e assolutamente nulla  dei meccanismi che sono alla base della creatività del pensiero. 

 

Tempo fa, su questo blog, ed anche sul mio sito, scrissi un articolo (peraltro, poco riuscito, data la complessità dell’argomento) su La mente umana.
Conoscere completamente la mente umana  è la grande sfida dell’uomo, iniziata in modo consapevole fin da Socrate, e di cui tutti conosciamo il suo grande e profondo assunto: ‘Conosci te stesso’.

Al contrario, del computer si conosce tutto, fin nei minimi dettagli…

 

Alex sulla pista rossa

gennaio 28, 2009 di zeferino

Caro Alex,

papà mi ha detto che a Roccaraso  hai sciato dietro di lui sulla pista rossa dell’Aremogna.

Bravo. Ma ora guarda in questo video uno più bravo di te.

Per i primi due minuti dei 3,28 totali, lo sciatore bordeggia da un lato all’altro della pista con sicurezza e maestria, senza un’ombra di indecisione.

La cinepresa è puntata sulla pista, ma abbraccia fugacemente anche il paesaggio circostante, ed il sole è solo intravisto.

Questo sciatore anonimo ha una grande esperienza: è il primo a scendere sulla pista, e sarà il primo ad arrivare.

Nessun altro sulla pista; niente voci, niente grida, solo il rumore degli sci. Questo rumore degli sci e la pista sono gli elementi principali del video, dall’inizio alla fine.

Infine, lo sciatore solitario accelera nell’ultimo mezzo minuto, aumentando anche l’inclinazione; squarci maggiori  di paesaggio e altri sciatori compaiono più frequentemente nella ripresa; lo sciatore  è  ormai giunto a fondo pista.

Alla fine, compare nel video una scritta che informa che la discesa è finita, ma in realtà questo sciatore  anonimo non si ferma, lasciando lo spettatore libero di immaginare il finale.

Chiudo con un consiglio ed un augurio.
Il consiglio è questo: sii sempre prudente, e guardati sempre alle spalle con la coda dell’occhio, almeno fino a quando non sei sicuro di essere e restare il primo! Questo consiglio non è necessario per le ‘paparelle’, sono femminucce, e dovrebbero essere per natura prudenti.
L’augurio è che tu possa sempre fare bene ciò che ti piace, seguendo, in definitiva, la stella polare del bello.
nonno Cicerone80.

appunti volanti sul blog

gennaio 25, 2009 di zeferino

Il termine diario in rete ha il suo equivalente  inglese in  ’web-log (traccia su rete)’,  sintetizzato appunto nell’acronimo blog.
Il primo blog è stato pubblicato il 23 dicembre 1997 da un commerciante americano appassionato di caccia, un certo Jorn Barger, che – cito Wikipedia – decise di aprire una propria pagina personale per condividere i risultati delle sue ricerche sul web riguardo al suo hobby.
Nel 2001 il blog  si è diffuso anche in Italia, grazie anche ai servizi gratuiti offerti da numerosi gestori di blog, come ad esempio, per citarne qualcuno,  Blogger, Splinder, Libero, LiveJournal, e  WordPress. 

Di WordPress esistono  più versioni, una gratuita,  e altre, di livello e prezzo crescente, a pagamento.
La versione gratuita di WordPress,  disponibile peraltro  anche in lingua  italiana, è sostanzialmente un buon programma di pubblicazione guidata,  mediante il quale un neofita può  facilmente creare automaticamente una pagina web  senza conoscere necessariamente il linguaggio HTMl; e però offre al contempo anche una parziale piattaforma di gestione autonoma.
Le piattaforme a pagamento consentono all’utente, che ha le necesssarie competenze,  di creare un blog in piena autonomia.  

L’enorme sviluppo del blog non accenna ad arrestarsi. Esso viene usato ormai da tutti. Infatti, non esiste il blog, ma  tante tipologie di blog: personale (il più diffuso), collettivo, di attualità, aziendale, politico, tematico, directory (raccolta di link su un argomento specifico), e ancora blog che pubblicano, anzichè testi, foto o audio o video, ecc.

Lo scopo  principale di questo articolo  è quello di esprimere qualche opinione o idea maturata in circa due anni di esperienza di blogger; in definitiva,  voglio descrivere come  io vedo  il blog, nella sua concretezza sperimentale ed evolutiva, per i suoi contenuti e le sue potenzialità, per i suoi possibili ruoli.

Il mio hobby preferito è il web. Lo coltivo da un paio di anni,  e  mi auguro di poterlo fare ancora, con l’aiuto del Cielo, fino alla partenza.
Utilizzando solo HTML  e CSS, ho costruito un sito web prevalentemente statico, Un prof, una panchina, in cui ipotizzo una panchina virtuale dove poter chiacchierare con chiunque lo desideri, tenendo presenti due temi di fondo ed un criterio.
h_mantonioni130_93Il primo tema è quello della incomunicabilità sociale dei nostri tempi, genialmente descritto nei suoi film dal regista Michelangelo Antonioni (Ferrara, 29 settembre 1912 – Roma, 30 luglio 2007).
Il secondo tema è questo: a parer mio, è bello tutto ciò che è fatto bene e che piace. Nel sito prendo a prestito ciò che ebbe a dire al h_jrejnolds95_124riguardo Joshua Reynolds (a destra un suo lavoro), pittore dell’800: “la bellezza, di cui tutti siamo alla costante ricerca, è generale ed intellettuale; essa risiede nella mente; l’occhio non la percepisce mai”.
Il criterio è quello della libertà intellettuale, che deve accompagnare ogni nostra ricerca.

Il blog è più duttile e flessibile del sito, e inoltre è  molto più interattivo. I social network puntano sul blog per favorire la comunicazione sociale.
Inoltre il blog, ma anche i forum, sono un ottimo strumento di autocritica.
Infatti, già su questo blog, ho detto che il mio  sito pecca di coerenza, per l’assenza iniziale di una corretta programmazione dei contenuti.  
Ad esempio, non si capisce la presenza di un  modulo di Merceologia alimentare, che sta lì semplicemente perchè lo avevo già disponibile da un  lavoro precedente.
Infine, anche a  livello tecnico, debbo trasformare il sito da pagine web statiche  a dinamiche. Ma il percorso è  lungo: ho imparato il linguaggio PHP; ora sto imparando Javascript studiando  il grosso lavoro open source delle  Google maps. Quindi, ristrutturazione generale sia  dei contenuti del sito che della loro presentazione, per migliorare  blog e sito, per perfezionare il proprio hobby.

 
La grande varietà dei contenuti della  blogosfera non deve poi meravigliare. Si tenga conto che la mente umana, come affermo nel mio articolo, non solo è estremamente complessa (la cosa più complessa dell’ Universo), ma ha  anche la caratteristica di essere specifica per ogni persona, per cui ogni essere vivente è un’ isola a se, irripetibile. Se poi si tiene conto che gli interessi cambiano con l’età,  che ci sono persone capaci di dedicarsi ad un solo hobby in tutta la loro vita, e altre invece che ne hanno parecchi, o che li cambiano, allora non deve meravigliare la sterminata varietà di argomenti presenti nei blog.
Personalmente, ho la tendenza a interessarmi anche di altri hobby per brevi periodi di  tempo, per poi tornare al mio hobby preferito; una specie di  vacanza, distrazione, ed anche un modo per condividere esperienze altrui.

La Cucina! Tutti siamo interessati alla Cucina.

Il sole a tavola
Il sole a tavola

Intanto, noi siamo ciò che mangiamo, nel senso che siamo fatti degli stessi nutrienti che ingeriamo con i cibi, dalla cui buona qualità dipendono in definitiva la nostra salute ed il nostro benessere.
Poi, ad un livello superiore, ci sono i sensi del gusto, dell’olfatto, della vista e del tatto, ed un piatto ben cucinato li deve soddisfare tutti.
Diciamolo pure. Ciascuno di noi, davanti ad un bel piatto, è un poeta inespresso. In definitiva, un Piatto di cucina, se è ben fatto e piace, è bello (volgarizzazione dell’aforisma di Joshua!).

 Ogni blogger è un’isola a se, ci sono tanti argomenti da condividere, e però ci sono ancora altri argomenti di cui dovremmo discutere, ma non in questo post che è già piuttosto lungo, se vogliamo contribuire alla crreazione di una blogosfera più evoluta.

Ora mia moglie, appassionata di cucina e discreta cuoca , ma non interessata al  web, e tanto meno al pc, mi sta chiamando per andare a pranzo.
Spengo il pc, e, avviandomi  verso la stanza da pranzo,  mi appresto coscienziosamente a verificare l’aforisma di Joshua Reynolds.

ricordo una partita di tennis…

gennaio 22, 2009 di zeferino
un doppio mitico

un doppio mitico

Ieri ho ricevuto una telefonata da Cecilia, un’amica che, in anni più verdi, talvolta incontravo quando si andava a giocare  a tennis da Nino, nostro comune amico, e proprietario di un bellissimo campo  in terra battuta.
All’epoca, eravamo  un bel gruppetto. Partite mitiche, accanitissime; se qualche volta non si riusciva  a giocare, comunque si stava lì assieme a chiacchierare, a seguire la partita in corso, o a organizzare  qualcosa, ad esempio una cenetta tra amici.
Insomma, bei tempi. Conservo ancora una foto in cui ricevo da Corrado Barazzuti una coppa  vinta assieme a lui nella finale amichevole di  un doppio di tennis. Quella estate Corrado villeggiava ad Agropoli, dove aveva i parenti di Barbara, la sua fidanzata, e veniva anche lui a Paestum  a giocare a tennis da Nino.
Così un giorno decidemmo quel doppio di tennis. Io giocavo con Corrado,  mentre i nostri  avversari erano Barbara, seconda categoria femminile, ed un impiegato di banca di cui non ricordo più il nome,  molto bravo, anche se dilettante. Insomma, il meno bravo ero io.
Lo ricordo ancora. Perdevamo 3 a 0, perchè entrambi gli avversari astutamente giocavano su di me, ed  io guardavo di sottecchi sia gli amici, che dai gradoni già commentavano e  preparavano gli sfottò di rito, e  sia  Corrado, cui sembrava non importasse un fico secco del risultato che si andava profilando.
Allora, durante una pausa, lo  chiamai in disparte, e gli dissi: “Corrado, guarda che se non fai qualcosa io e te si perde  6 a 0, ma  io quì perdo anche la faccia, perchè tutti sapranno,  a Paestum e anche a  Salerno,  che non sono stato capace di vincere nemeno con Barazzuti!  Però tu non credere  di farla franca. Gli sfottò di quelli (e feci cenno agli amici sornioni seduti  sui gradoni) arriveranno anche all’ EUR, dove tu ti alleni!”.
Capita l’antifona, Corrado reagì subito da campione, dicendomi: “Mettiti a fondo campo, molto a fondo campo, e  rispondi solo con pallonetti lunghi “.
Il pallonetto lungo è una palla alta che termina entro la linea di fondo campo; guai a farlo corto: l’avversario chiude rispondendo con una schiacciata al volo, un forte colpo sulla palla che scende senza aspettarne il rimbalzo.
Corrado, invece, si piazzò a centro campo, proprio all’incrocio delle linee interne del campo. La migliore strategia possibile in quel contesto: Corrado, numero due del tennis italiano (il primo era Adriano Panatta), sarebbe intervenuto su tutte le palle basse di entrambi gli avversari, io solo su quelle alte e lunghe.
Ora, nulla è semplice  nel tennis, neanche il pallonetto. 
Ricordo ancora il mio  primo pallonetto di quella partita. Ero perfettamente consapevole che quel primo pallonetto era decisivo per il buon esito del mio ruolo; nel tennis, è molto importante minare la fiducia dell’avversario al momento giusto! Allora,  stando a fondo campo, ricordo che mi piegai di lato sulle ginocchia,  la racchetta giù fin quasi a sfiorare il rosso della terra battuta,  gli occhi fissi sulla palla che arrivava, attento a prevederne la traiettoria di rimbalzo. Poi, al momento giusto, scattai su con il corpo  e colpii violentemente la palla in top spin. Carica di effetto rotatorio in avanti, la palla terminò la sua parabola appena un palmo prima della linea di fondo campo, e letteralmente  schizzò subito in alto e contro il viso del bancario, che ebbe solo il tempo di evitarla.
Se avessi fallito quel primo pallonetto, non avremmo avuto scampo. Entrambi gli avversari avrebbero giocato solo ed esclusivamente pallonetti su di me; infatti, come tutti sanno, è proprio nelle cosiddette partite di tennis amichevoli che il principio di Machiavelli - ’il fine giustifica i mezzi‘ – trova la sua massima applicazione!
E’ facile immaginare il seguito della partita. Entrambi gli avversari tentarono, inutilmente,  di passare sui lati  Corrado con lungolinea veloci. E quando ritentarono su di me con i pallonetti, era ormai troppo tardi;  storditi dalle  bordate e dalle volè di Corrado da centro campo, sfiduciati, mi facevano pallonetti poco pericolosi, che io restituivo ai mittenti stando bene attento di farli lunghi e con effetto.  Quasi a fine partita,  disubbidendo a  Corrado, mi permisi persino il lusso di  una palla smorzata, che atterrò dolcemente subito dopo la rete, mentre entrambi gli avversari, aspettandosi invece il solito pallonetto, a piccoli passi veloci arretravano a ritroso verso fondo campo.
Risultato finale: 6 a tre, per noi.

Ma ritorniamo alla  telefonata di Cecilia. Mi dice di essere interessata   ad utilizzare il suo pc, di  cui non sa  assolutamente nulla,  e  però ha tanti amici con i quali vorrebbe mettersi in contatto, ma alcuni stanno parecchio lontano, come  uno a New York, a suo dire  grande esperto di cucina!
Mi chiede cosa ne penso di questa sua idea,  ed io le rispondo di si, tutto bene, e che anzi dovrebbe attivare subito un blog.
A questo punto, mi chiede se sono disposto ad insegnarle ad usare il pc.
Accetto.

Poi ho ripensato a questo fatto del blog, e credo sia il motivo principale per cui ho accettato di darle una mano. Credo anche che l’argomento blog è interessante, e perciò ne parlerò nel prossimo articolo.

Ancora sulla mente umana.

gennaio 19, 2009 di zeferino

Ho riletto ‘Riflessioni sulla mente umana’, nella sezione ‘La panchina’ del mio sito,  ripubblicato poi con il titolo ‘La mente umana’ anche su questo blog.
L’ articolo  è una breve descrizione scientifica, a carattere divulgativo,  dell’ oggetto mente umana.

A distanza di tempo, rileggendolo, sono rimasto deluso: in definitiva, mi sembra un articolo  mal sviluppato.
Il difetto maggiore consiste nell’aver messo troppi argomenti sullo stesso piano. Anche se ho infilato nelle tre schede gli argomenti a carattere preminentemente scientifico, sta di fatto che li ho richiamati quasi tutti nel corso del colloquio, e solo alla fine si percepisce a mala pena ciò che intendevo sottolineare.

Mi ero proposto il seguente  filo logico degli argomenti, sviluppati rispettivamente nella prima, seconda e terza scheda, e visualizzabili ai seguenti indirizzi:

  1. la cellula umana
  2. il cervello umano
  3. la mente umana

Denominatore comune delle tre schede: l’intelligenza della Natura, nel funzionamento ed evoluzione di queste tre entità.

Le considerazioni di fondo presenti nel colloquio sono da una parte la constatazione che man mano che si passa dalle strutture semplici (cellula, neurone) a quelle più complesse (zone del cervello, cervello) cresce il grado di indefinizione, che raggiunge il suo massimo appunto nel mistero della mente umana, e dall’altra la necessità di parlare della nostra mente per quello che è, e non per le sue manifestazioni.

Relativamente a quest’ultimo punto, occorre un breve chiarimento.
Tutti conosciamo la grande influenza sul destino dei popoli  di personaggi di eccezionale levatura  come Alessandro Magno, Cesare Augusto e Napoleone, influenza riconducibile al comune denominatore della eccezionalità delle manifestazioni delle loro menti; ed in particolare, in momenti di grandi disordini sociali, le manifestazioni tragiche della mente collettiva del popolo, come nella Rivoluzione francese.
Inoltre, nel campo dell’Arte e della Poesia, tutti conosciamo la grandezza delle opere  nate dalle menti geniali di  personaggi come Dante,  Shakespeare, Dostojevski, Leonardo Da Vinci, Michelangelo, Mozart,  e tanti altri, che hanno donato  all’umanità grandissimi capolavori, specchi magici della nostra anima, delle nostre passioni, dei nostri ideali …  della nostra mente, perchè in definitiva noi siamo, anzitutto e sopratutto,  la nostra mente.

Ciò che è  il nostro cervello è descritto nei trattati di Medicina, di Neurologia, e di tutte quelle branche relative a tale argomento.
Ora, i meccanismi che sono alla base del funzionamento del cervello sono tuttora per la maggior parte sconosciuti, per cui il cervello costituisce ancora oggi un mistero.
Inoltre, ancora non si sa se cervello e mente umana sono la stessa cosa; oppure (ed io sono per questa seconda ipotesi),  la mente umana è qualcosa che comprende il cervello ed ha estensioni al di là di esso (Sistema Nervoso Centrale); anzi,  se vogliamo tener conto di alcuni fenomeni paranormali e delle cosiddette percezioni extrasensoriali (PES), la mente umana potrebbe avere  anche estensioni al di là dello stesso corpo  in cui il cervello risiede.

Ma allora? Qual’è dunque il motivo principale dell’articolo?
Semplicemente questo: considerato che la Scienza non ha ancora sperimentalmente e scientificamente dimostrato, secondo i canoni galileiani, ciò che la mente è, un approccio più soddisfacente potrebbe essere quello di percepirne la potenza e la complessità mediante l’evocazione poetica.

A questo punto, il termine di paragone della mente umana  non poteva essere che l’ Universo.
La sola cosa che accomuna queste due entità è il loro mistero; per il resto, sono agli antipodi: complessa e piccola la mente, interminato e relativamente semplice l’Universo.
La mia scelta non poteva essere altrimenti: ‘L’ Infinito’, di Giacomo Leopardi.
Gli interminati spazi leopardiani definiscono poeticamente e scientificamente gli spazi dell’ Universo che oggi conosciamo: non  finiti, nè infiniti; … interminati, appunto!
Ma ancora più prodigiosa è la mente del Poeta che, percepito il mistero dell’Universo, rischia di restarne sopraffatta (‘ …ove per poco il cor non si spaura‘), ma poi, riconducendo quell’idea alla propria dimensione umana ( E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando), riesce a contenerla, e l’intelligenza poetica della sua mente  diventa parte dell’ intelligenza cosmica dell’Infinito (‘Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: ed il naufragar m’è dolce in questo mare’).

La mente del Poeta prodigiosamente è riuscita a contenere l’idea di un universo infinito, del quale essa stessa sente e accetta di essere parte.

Conclusione.
Ho ridefinito a me stesso gli ambiti dell’articolo, allo scopo di poterlo migliorare in  una possibile (ma non certa) riedizione.
Gradirei molto qualche consiglio.
Però, non chiedetemi perchè parlo di queste cose.
Io parlo anche di web, di Barak Obama, ma non toglietemi la libertà di esprimermi con i canoni dell’educazione della mia generazione (ho tre magnifici nipotini).
Anche se l’odierna filosofia ripudia di trattare di argomenti metafisici perchè irresolubili, il non trattarne affatto è ancora peggio: non ci fa sollevare gli occhi al cielo, sia esso considerato con la ‘c’  minuscola, o con quella maiuscola. E ciò, non ci arreca vantaggi, anzi…!

L’ MPA e Cicerone80

dicembre 28, 2008 di zeferino

Salerno, 27.12.08

Sono le 9.40 quando scendo dal mezzo ATACS e mi reco verso il Palazzo della Provincia.   La giornata è fredda, l’aria pungente, ma c’è un bel sole. I residui del giorno di Natale e Santo Stefano si fanno sentire, e, ancora mezzo morto di sonno, faccio quei pochi passi tra la  fermata del bus e il grande portone d’ingresso del palazzo, avanti al quale sostano una macchina epoque ed un bus della Regione Campania, vuoti.

Entro, e l’usciere, cui chiedo dove si tiene la riunione dell’ MPA (Movimento per l’ Autonomia),  mi risponde: ” secondo piano, a sinistra”.  Salgo a piedi,  e sull’uscio incrocio l’on. Gagliano che, indaffarato, mi rivolge un cortese cenno di saluto, e va velocemente via.
Ore 10. Puntualissimo, entro nel  salone della riunione,  ancora vuoto; mi chiedo se per caso abbia sbagliato a capire, ma un gruppetto di quattro persone che  parlano tra loro nel vestibolo, mi convince che la riunione è proprio lì.  Mi siedo, faccio una telefonata a mio figlio dicendogli che ha tutto il tempo di venire, e, chiudendo il cellulare, quasi mi pento di aver aderito all’invito di un amico a partecipare a questa riunione,  che  si profila purtroppo come tante altre di questi ultimi anni di scarso sentire politico. Mi sistemo meglio sulla poltrona, un’occhiata al grande e bellissimo  quadro sulla  sinistra, e mi appisolo.
Vengo svegliato da lì a poco da un gruppetto vociante di persone che entrano. Allora, decido di seguire l’esempio di una persona che vicino al balcone si sta godendo una sfera di sole e la vista della bella piazza antistante, sullo sfondo un mare azzurrissimo, lievemente increspato. Cominciamo a parlare. Si chiama Antonio, è anche lui un chimico come me, che però non si interessa di web… peccato! Però, scopro che abbiamo parecchie  idee ed interessi in comune. 

Poi, sono circa le 11, la scena cambia. Assieme al gruppo di testa dei parlamentari, entrano nel  salone  moltissime persone. Antonio mi chiede di andare a salutare l’ On. Brusco, che lui conosce, e anch’io gli stringo la mano. Alla fine della riunione, restituisco la cortesia presentando lui ed il figlio Andrea  al Senatore e amico Gaetano Fasolino, eletto ufficialmente e unanimamente coordinatore dell’ MPA per la Campania all’inizio della  stessa riunione.

Il Salone è gremito, ormai nessun posto all’ inpiedi, nè  in fondo al salone, e nemmeno su entrambi i lati; registro un segno di saluto di mio figlio, che mi segnala la sua presenza dal lato sinistro. Poi  concentro la mia attenzione  sui vari interventi.  

Non intendo fare alcun resoconto, nemmeno un abstract,  dei contenuti dei vari interventi. Per questo, ci sono i giornali (p.m., riportare segnalazione o link!); e poi, mi sembra prematuro.

Aggiornamento -  Link a principali news sull’argomento:

Gagliano passa con MPA…(Il Mattino)

Fasolino Coordinatore dell’ MPA (PositanoNews)

Piuttosto, desidero scrivere qualche rigo su alcune notazioni che, anche se  personali, tuttavia  hanno per me una grande importanza.

Dopo tanto tempo, in seguito alle cose ascoltate alla riunione, ho percepito in me stesso un cambiamento benefico.
Con questo MPA ritrovo un barlume di sogno politico, un revival minore di quello che provai quando Berlusconi apparve sulla scena politica italiana. Credo proprio che ridurrò il tempo dedicato al mio hobby culturale (leggi web, e siti dinamici), per  seguire l’evoluzione di questo MPA con un approccio particolare. Penso che quando una persona è giunta all’ età di avere dei nipotini, ed i giochi ormai sono fatti, se proprio vuol seguire da cittadino kantiano la politica, dovrebbe farlo con senso  pragmatico e di grande verità verso se stesso e gli altri, come persona indipendente e autonoma, originale e libera, alla riscoperta e riaffermazione dei propri doveri e diritti non solo di cittadino italiano ma anche di persona del Sud, che vuole solo ristabilire un corretto e giusto equilibrio nella sua appartenenza al  comune suolo patrio.  Ma per carità, bando ai vecchi approcci sulla questione meridionale del passato, anche se nobilissimi, ispirati e di grande spessore intellettuale.
A mio parere,  questo MPA vuole semplicemente  un rearrangement dello status del cittadino del Sud a maggior beneficio di tutti i cittadini italiani; e ciò, esclusivamente con corretti strumenti politici, resi efficienti da una più concreta e illuminata visione politica, ma restando compatti nel più grande sistema politico del Popolo delle Libertà. In tal senso, la cosa mi interessa, e credo che ritornerò sull’argomento quando si discuterà in  Parlamento del varo della nuova legge sul federalismo fiscale (vedi precedente articolo).

Per me, questo sarà il banco di prova dell’MPA.
Se non succederà nulla, e ancora voglio illudermi e sperare di no, vorrà dire che l’MPA andrà per la sua strada, ed io per la mia; tutto sommato, guadagnerò più tempo per i miei interessi, e fare una bella pagina web dinamica  aiuta a non pensare.

Cicerone80

Cicerone80, alias Zeferino

dicembre 5, 2008 di zeferino

Qualcuno  mi ha chiesto se Zeferino è un nome o un cognome, e il perchè di quell’80 aggiunto al mio nickname.
Poichè questo articolo ‘ Dove va il web? ‘ è piuttosto lungo e faticoso, approfitto della domanda per concedermi una breve pausa, e risponderò nel modo più breve possibile.

Per il nickname è presto detto.
Quando frequentavo il liceo classico (che tempi!), mi piaceva leggere qualche passo di Cicerone, di cui ammiravo la grande eloquenza.
Poi, dovendo scegliere un nickname per loggarmi e presentarmi nelle varie comunità che frequento, provai a scegliere Cicerone, ma c’era già.
Allora, provai con Cicerone1, idem! … poi con Cicerone2, idem! …
Per non perder tempo, provai a saltare a Cicerone80, … e Cicerone80 fu!

Per Zeferino, il discorso è un pò più lungo.
Diciamo subito che è un nome. D’accordo, un nome poco usato, per cui il prof di Storia mi chiamava Solferino ( battaglia di Solferino e San Martino), alcuni intimi Zef (in analogia alle considerazioni sul “Massimiliano/Ugo” del grande Massimo Troisi, e cosi via, … ma non un cognome, cavolo!

Ovviamente, come italiano del Sud, mi chiamo Zeferino perchè mio nonno si chiamava Zefferino. Per giunta, per mio nonno le date del compleanno e dell’onomastico coincidevano (26 Agosto), ed anche per me (ma l’anno non ve lo dico).
Entrato nell’età della ragione, una volta chiesi a mio padre: “Perchè Zeferino e non Zefferino ?”.  E mio padre: “Tuo cugino, nato otto giorni prima di te, è Zefferino. Ma tu sei nato nello stesso giorno di mio padre, e mi pare giusto averti chiamato Zeferino, anche per evitare ambiguità anagrafiche”.
Quindi, nessun scampo. Primogenitura maschile per mio cugino, coincidenza per me, considerato oltretutto che la variante Zeferino esiste (ndr. usato in Spagna).

Per darvi un’idea di quanto sia poco usato questo nome, vi racconto un fatto.
Il mio più grande amico, Giosuè, quando andò a fare il servizio di leva a Milano, ebbe a litigare con un’altra recluta, per cui entrambi per punizione furono mandati a bucciare patate.
Tra una patata e l’altra, Giosuè scoprì che il compagno di punizione si chiamava Zeferino, cosa per lui incredibile visto che mi diceva spesso che solo io mi chiamavo così sulla faccia dela terra; ma poi, credo che io e lui siamo stati e siamo grandi amici proprio perchè di caratteri diversi; lui segno del Leone, irruente, istintivo, estroverso, io segno della Vergine, riservato, riflessivo. Premesso ciò, non appena finite le patate, Giosuè quella sera stessa, in libera uscita, entra nel primo tabacchino e di getto scrive ed imbuca una laconica cartolina postale: ”Ho sbucciato le patate con un Zeferino!”

Poi, alcuni giorni fa, mia moglie mi mostra un articolo sul settimanale Gente, e mi dice: “Leggi qua, anche Zefferino Monini, quello dell’olio, aveva un nonno che si chiamava Zefferino”.
Leggo infatti che in quel di Spoleto la Monini venne fondata nel 1920 da Zefferino (nonno ed omonimo dell’attuale titolare), leggo anche sull’olio cose che già so  e che ho anche scritto (L’olio di oliva).
A questo punto, ho fatto un salto su Google, e mi sono documentato.
Il primo Zefferino era papa, santo e forse martire.
Esistono parecchi Zeferino in Spagna, qualcuno anche in Italia.
Non credo che sul mio parallelo italiano esistono più di 5 Zeferini.
Se qualche Zeferino legge questo post, mi farebbe piacere conoscerlo.

Cicerone80

Dove va il web? (Parte 2)

dicembre 1, 2008 di zeferino

 Premessa.

Nella precedente puntata ho dichiarato che avrei parlato della costruzione di un database relazionale, fase fondamentale per la realizzazione di un sito a pagine dinamiche. 

Che cosa è un server?
Server in inglese significa ’servo’ e deriva dal latino servus.
Un server è una applicazione  dedicata esclusivamente allo svolgimento di determinati compiti.
Apache è un webserver per il protocollo HTTP, dedicato a raccogliere le richieste dei browser e a reperire  le pagine che esso stesso ospita.
Apache, sia sotto  Windows che sotto Linux, mette a disposizione dell’utente una cartella unica, denominata ‘htdocs’, in cui vanno messi tutti file che si intende pubblicare.

MySql e’ un RDBMS (Relational Data Base Management System), cioè un Sistema Relazionale per la gestione di basi di dati. 
Anche MySQL può essere considerato un server, dedicato però alla gestione dei dati su database. MySQL riceve istruzioni tramite il linguaggio di programmazione PHP; è compito di php gestire le richieste a MySQL e a trattare i dati così ottenuti.
Per connettersi a  MySql serve un “programma client”. Ce ne sono parecchi, ma  quelli in dotazione del PHP sono due estensioni denominate mysql e mysqli che, in collaborazione con la libreria LIBMYSQL.DLL e  ODBC, funzionano da “client di connessione” al server MySql.

E’ importante notare che Apache, MySql e PHP sono strettamente collegati tra loro ,  e lavorano assieme producendo come risultato la pagina web dinamica, completa di tutti dati necessari; di conseguenza, alcuni parametri di configurazione devono mantenere una stessa linea logica.

Utilizzare AMP (Apache+MySql+Php) rappresenta un percorso più difficile e lungo, ma in compenso si possono fare cose migliori, con un maggior controllo ed un maggior grado di approfondimento.

Utilizzare invece una interfaccia grafica è più comodo e veloce, ma pone maggiori  limitazioni.
Io ho usato PhpMyAdmin, scritto appunto in php, e che consente di creare e gestire database.
Anche la cartella contenente i db creati con PhpMyAdmin, e che possiamo chiamare appunto phpmyadmin, deve essere “inserita sotto “htdocs”; ad essa si accede digitando nella barra degli indirizzi del browser: http://localhost/phpmyadmin.

Ho seguito entrambe le strade.
Per di più, applicando le direttive contenute nell’ottima “pillola” di piero.mac, dal titolo Caratteristiche aggiuntive di PhpMyAdmin, posso creare anche db relazionali (cosa non possibile nella versione standard).
Infine, avendo l’accortezza di dare lo stesso nome sia al database creato con PhpMyAdmin che a quello creato utilizzando i connettori di Php al server MySql, e cioè mysql e mysqli, mi sono avvalso di entrambe le risorse, le cui potenzialità sono per me ancora per la maggior parte inesplorate! Mi chiedo: cosa non si può fare creando le fondamenta con PhpMyAdmin ed i piani alti con script php?

Il successivo paragrafo può interessare solo qualche neofita interessato alla realizzazione di un ambiente per la creazione e gestione di un database.
Chi non lo è, salti direttamente al Web 2.0, parte 2.3.

Installazione e configurazione di Apache 2.2, PHP 5.0 e MySQL 5.0 su XP.

Apache 2.2
1. Download: apache_2.2.10-win32-x86-no_ssl.msi
2. Installazione. Lanciare l’installer scaricato e seguire le istruzioni (Accetto; Read; Server information: localhost (NetworkDomain), localhost.local (ServerName), nome.cognomei@mioHost.it (e-mail Admin), for all Users, porta 80; Typical; cartella di installazione: C:\Programmi\Apache Software Foundation\Apache 2.2; Backup di sicurezza del file httpd.conf, che sta nella sotto-cartella conf di Apache 2.2
3. TEST
TEST n. 1: facendo clic_destro sull’icona di Apache (piuma con estremità verde), esce la finestra di Apache Service Monitor, che consente di avviare o arrestare il Web Server;
TEST n. 2: Facendo clic su: Start / Tutti i programmi / Apache HTTP Server 2.0.55, sono possibili le seguenti azioni: editare hpttd.conf, eseguire il Test configuration, controllare il server Apache (Start, Stop, Restart), Review Access Log, Review Error Log, Apache Online Documentation).
TEST N. 3 – “Digitare nella finestra degli indirizzi del browser: http://localhost. Se tutto è OK!,compare la scritta: It works!

MySQL 5.0
1. Download:
2. Lanciare l’installer e seguire le istruzioni a video: Typical; cartella di destinazione C:\Programmi\MySQL\MySQL Server 5.0\; Install; SI a Configura MySQL ora.
3. Alla fine dell’installazione scegliere di configurare il server
     3.1. Scegliamo l’opzione “Detailed Configuration”
     3.2. Impostare la tipologia come “Developer Machine” (uso principale in locale)
     3.3. Al passaggio successivo selezionare “Multifunctinal Database”
     3.4. Lasciare invariato il passaggio successivo (InnoDb)
     3.5. N° connessioni server approssimativo: 20
     3.6. Poi, selez. entrambe le opzioni, e  porta di connessione al database = 3306 
     3.7. Impostazione caratteri: “Best Support for Multilinguism”
     3.8. Selezionare: “Install as Windows Service” e “Launch the MySQL server automatically”
     3.9. Password: **********; creazione utente anonimo: SI, anche se non è molto prudente.
4. Test: Start/Programmi/MySQL/MySQL Server 5.0/MySQL Command Line Client; inserire la password digitata all’atto della configurazione; dopo Invio, esce il messaggio di benvenuto, assieme ad alcune informazioni utili, ed il prompt di mysql (provare per primo il comando help, e poi status, ecc.)

PHP 5.0

1. Download di PHP 5.0
2. Installazione: Estrarre i files in C:/php
3. Rendere Php disponibile nel sistema:
    3.1. Pannello di Controllo / Sistema / Avanzate / Variabili d’ambiente / Variabili di      Sistema, cliccando due volte sulla variabile Path e una volta su Modifica, in fondo alla stringa contenuta nella variabile Path aggiungiamo ;C:\php, facendo attenzione a separare il valore dal precedente con un punto e virgola e a non lasciare spazi prima di ;C:\php.
    3.2. Riavviare il pc.
4. TEST: Dopo aver riavviato il pc, fare in successione clic su : Start / Esegui e lanciare il comando cmd. Nella finestra DOS, digitare dopo il prompt: php –v. Il messaggio che esce assicura che il sistema ha tutte le informazioni necessarie su come raggiungere l’interprete Php.
5. Integrazione di Php come modulo di Apache:
   5.1. Aprire httpd.conf con Blocco Note, e inserire alla fine della lista dei “LoadModule” questo codice:
          5.1.1. LoadModule php5_module c:/php/php5apache2_2.dll
          5.1.2. AddType application/x-httpd-php .php
          5.1.3. PhpIniDir “C:/php”
  5.2. Aggiungere index.php alla DirectoryIndex, modificandola come segue: DirectoryIndex index.html index.php
  5.3. Salvare tutte le modifiche
6. Personalizzazione del file Php.ini
   6.1. Tornare alla directory C:\php, rinominare il file php.ini-recommended in php.ini, e salvarne una copia.
   6.2. Aprire con Blocco Note php.ini, e applicare le seguenti tre modifiche:
          6.2.1. Per prima cosa, occorre trovare la direttiva extension_dir e cambiarla come segue: extension_dir = “C:/php/ext”
         6.2.2. display_errors = Off, va cambiato così: display_errors = On
         6.2.3. decommentare ;session.save_path = /tmp, e modificare così: session.save_path = C:/php/sessionfiles (sessionfiles è una directory vuota che occorre subito creare sotto C:\Php)
6.3. RESTART di Apache
         6.3.1. Test finale con phpinfo: Creare il seguente script: , e salvarlo in htdocs con il nome “test.php”, e poi lanciarlo con il browser con il seguente indirizzo: http://localhost/test.php. Se qualcosa fosse andato storto, eliminiamo i file httpd.conf e php.ini modificati, ripristiniamo quelli di backup e ripetiamo tutte le operazioni dall’inizio.

I connectors mysql e mysqli

1. Download
2. Estrarre I files appena scaricati nella cartella /ext di php (dove ci sono le estensioni sovrascrivendo le precedenti)
3. Ora, nel file php.ini aperto in precedenza decommentare le estensioni di mysql e di mysqli come segue:
      3.1. extension=php_mbstring.dll
      3.2. extension=php_mcrypt.dll
      3.3. extension=php_mysql.dll
      3.4. extension=php_mysqli.dll
      3.5. php_gd2.dll (per le immagini, già decommentata precedentemente)
4. Salvare.

Installazione e configurazione di PhpMyAdmin.

1. Download
     1.1. Scegliere all-languages.zip (kb 4.402): http://prdownloads.sourceforge.net/phpmyadmin/phpMyAdmin-3.0.0-alpha-all-languages.zip?download (download in atto; se problemi, seguire le indicazioni della pagina SourceForge.net)
2. Scompattare in C:/Programmi/Apache Software Foundation/Apache 2.2/htdocs. Rinominare la cartella creata con lo scompattamento con il nome di phpmyadmin
3. Aprire con WordPad (Blocco Note non va bene!) il file config.default.php, che sta in libraries; questo è il file di configurazione di PhpMyAdmin.
4. Configurazione di PhpMyAdmin (modifiche al file config.default.php):
     4.1. $cfg['PmaAbsoluteUri'] = ‘http://localhost/phpmyadmin/’;
     4.2. $cfg['PmaNoRelation_DisableWarning'] = true;
     4.3. $cfg['Servers'][$i]['host'] = ‘localhost’;
     4.4. $cfg['Servers'][$i]['port'] = ”;
     4.5. $cfg['Servers'][$i]['socket'] = ”;
     4.6. $cfg['Servers'][$i]['connect_type'] = ’socket’;
     4.7. $cfg['Servers'][$i]['extension'] = ‘mysql’;
     4.8. $cfg['Servers'][$i]['compress'] = false;
     4.9. $cfg['Servers'][$i]['controluser'] = ”;
     4.10. $cfg['Servers'][$i]['controlpass'] = ”;
     4.11. $cfg['Servers'][$i]['auth_type'] = ‘config’;
     4.12. $cfg['Servers'][$i]['user'] = ‘root’;
     4.13. $cfg['Servers'][$i]['password'] = ‘**********’;
     4.14. $cfg['Servers'][$i]['only_db'] = ”;
5. Salvare (ma si perde la formattazione), e riavviare il sistema.
6. Test finale: http://localhost/phpmyadmin/index.php
7. Leggere la documentazione ufficiale: http://www.phpmyadmin.net/documentation/
8. Implementare la configurazione per accedere alle funzionalità  avanzate.

Dove va il web?

novembre 20, 2008 di zeferino

Molte persone si collegano ad Internet e navigano con il proprio browser visitando i siti preferiti, ma raramente si chiedono cosa sia il Web, probabilmente spaventati dal ricordo delle cose astruse e complicatissime lette o sentite.
Altre persone, pur sapendo cosa è il web, non si chiedono dove esso va, e cioè quali possono essere i suoi futuri sviluppi, ritenendo erroneamente tale aspetto di nessuna utilità pratica. Ed invece sono convinto che esso rappresenta un argomento da non sottovalutare, perchè può consentirci di ampliare il campo delle possibili scelte personali.

Per descrivere in modo semplice il web di ieri, di oggi e di domani, conviene che riporti in questo articolo ciò che ricordo delle ultime chiacchierate sul web fatte con varie persone.
Per il web di ieri è sufficiente ciò che ho spiegato al mio nipotino Alex.
Per il Web di oggi potrebbe bastare un flash dei miei interessi attuali sul web.
Per il web di domani, se proprio volete annebbiarvi un pochino la mente, potrei riferirvi delle ”tirate” del mio amico Alberto non appena mi incontra.

Il Web di ieri (web 1.0).

Mio nipote Alex a scuola fa un po di informatica, e gli avranno spiegato qualcosa del web.

Alex
Nonno, che cosa è il web?

Nonno
Prima di dirti che cosa è il web, conviene ricordare, anche solo un cenno, che cosa è Internet. Come già sai, Internet è la rete mondiale di computer, che comprende tanti tipi di computer, sia pc come quello che tu utilizzi per le tue ricerche, sia altri particolari computer detti server.

Il primo web server, di Tim Berners-Lee

Il primo web server, di Tim Berners-Lee

Ora, il web è un servizio di Internet. I server web, dislocati nei siti che noi visitiamo, forniscono le informazioni che tu chiedi dal tuo pc. I server possono svolgere molte funzioni, per cui conviene pensare ad essi come ad una famiglia di server. A te basta sapere che essi servono da contenitori di informazioni, che vengono richieste da pc come il tuo, che viene detto client; più client possono collegarsi al server ciascuno per conto suo mediante particolari programmi detti browser; il tuo browser è Internet Explorer 7.0
Riepilogando, Internet è come l’insieme di tutte le autostrade del mondo, ed il Web è come l’insieme delle stazioni di servizio di tali autostrade, con la differenza che le stazioni di servizio forniscono carburante, o giornali, caffè, o altro, mentre i server forniscono solo informazioni.
Un altro servizio importane di Internet è la posta elettronica. Ora, il web e la posta elettronica sono i servizi più diffusi ed utilizzati di Internet.

Tim Berners-Lee, inventore del web

Tim Berners-Lee, inventore del web

Uno dei principali motivi dell’enorme sviluppo del web è dovuto all’impostazione geniale del suo inventore, Tim Berners-Lee, che non volle brevettare la sua invenzione, per cui oggi l’accesso ad Internet è di pubblico dominio, e tutti i ricercatori ed i gruppi di ricerca sono liberi di contribuire allo sviluppo del web. Tim Berners-Lee è anche il Presidente del W3C, un Consorzio di livello mondiale, che coordina tutte le attività relative al web, favorendo lo sviluppo di standard.

Alex
Nonno, scusami, ma non capisco una cosa. Tu mi dici che Internet è una rete mondiale di pc; il maestro a scuola mi dice che il web è la rete delle reti. Sembrate strani pescatori che, dopo aver scaricato disordinatamente le reti dalle loro barche, magari pretendono che qualcuno le sistemi per bene.

Nonno
Hai ragione. Questa confusione nasce dal fatto che il grande sviluppo del web ha indotto molti a pensare che Internet e il web sono la stessa cosa, mentre invece, come ti dicevo poco fa, il primo è una struttura, mentre il secondo è un servizio di tale struttura.
Però, non ti ho ancora parlato di alcuni fatti fondamentali che appartengono alla storia della nascita del web.
Come ti ho detto, il web fu inventato agli inizi degli anni ‘90 da Tim Berners-Lee, che lavorava come fisico al CERN di Ginevra. Tim si chiese che cosa si potesse fare per avere sotto mano tutte le informazioni interessanti del CERN. Dopo averci pensato su, presentò ai suoi dirigenti una proposta di gestione delle informazioni, basata su due concetti importanti: l’ipertesto, e la multimedialità.
Non ti spaventare.
Partiamo dall’ipertesto. Se leggi un libro, cioè un ‘testo’, hai solo due alternative: o leggerlo tutto, pagina dopo pagina, o abbandonare la lettura. Se invece ricerchi un argomento su Internet, di clic in clic costruisci la tua conoscenza, però non come sul libro, ma facendoti guidare dal significato delle parole chiave, dette in inglese ‘link’, e cioè i collegamenti ipertestuali. Allora, devi pensare al web come ad una rete formata da tanti nodi collegati tra loro mediante percorsi, dove ciascun nodo è una pagina web, e ciascun percorso è il link (o collegamento ipertestuale), e quando fai clic su una parola chiave che ritieni interessante, con quel clic passi dalla pagina corrente ad un’altra ad essa collegata.
In definitiva, il web, diminuitivo di Worl Wide Web, che significa ragnatela attorno al mondo, è formato appunto da tutte le pagine web immagazzinate nei server web di tutto il mondo, e collegate tra loro. Quindi, non un solo percorso, pagina dopo pagina come il libro (testo), ma un gran numero di percorsi a seconda delle tue scelte (ipertesto); e poichè Internet è la rete mondiale dei computer, e il web è la rete delle sue pagine tra loro collegate, ecco il motivo per cui definiamo il web la rete delle reti.

Alex
Nonno, il fatto delle reti non mi era chiaro, ma il fatto delle parole chiave, dell’ipertesto globale, e tutti quegli altri termini complicati, mi creano solo confusione. Per me è molto naturale il perchè dei clic, e non capisco perchè ci dobbiamo complicare la vita con tutte queste parole difficili. Piuttosto, parlami della multimedialità.

Effettivamente, senza entrare nelle complesse e continue discussioni di importanti Autori sulle relazioni tra testo, ipertesto e intelligenza umana, mi interessa sottolineare la semplice verità che è alla base dell’affermazione di Alex: il pc e il clic  esistevano già alla sua nascita, come per me la bici. Ed è questo, assieme al fatto che effettivamente esiste un’analogia tra rete neuronale della mente umana e il sistema dei collegamenti ipertestuali, che fa la differenza.
In definitiva, per Alex non occorre una spiegazione del perchè dei clic, come per me non occorreva una spiegazione fisica del mio equilibrio sulla bici in corsa: tutto naturale!
Invece, non sarebbe affatto naturale che io, come autore del presente articolo, non collaborassi con la naturale curiosità di un lettore attivo , ad esempio, sul potenziamento o meno dell’intelligenza umana utilizzando i collegamenti ipertestuali.
Ma ora, seguendo l’invito di Alex, cerchiamo di rispondere alla sua domanda sulla multimedialità.

Nonno
La multimedialità di una pagina web consiste nel fatto che i suoi contenuti possono essere formati non solo da semplice testo, ma anche da immagini, animazioni, audio/video, ecc. Però, le pagine del Web 1.0 di cui stiamo parlando erano formate solo da testo ed immagini, e poi, sopratutto, erano statiche.
La sostanziale differenza tra web 1.0 e web 2.0 consiste appunto che il primo è formato da pagine statiche ed il secondo da pagine dinamiche. Tralasciando gli aspetti tecnici, diciamo che una pagina è dinamica se ti consente di divertirti a quei giochi in cui ci sono più giocatori o personaggi, ed in cui puoi vincere o perdere a seconda delle mosse che fai; dinamica è la pagina web che consente a papà tuo di comprare qualcosa su Internet, o per fare una qualsiasi prenotazione, o semplicemente vedere che tempo fa il giorno appresso.

Alex
Ma nonno, mi stai dicendo solo cose che già so…!

A questo punto, sento che la mia immagine di nonno è seriamente compromessa, e cerco di correre ai ripari con questo bel discorsino sulla interazione tra client e server; naturalmente, per fare colpo, mi esprimerò con bei paroloni tecnici, … assolutamente ed esclusivamente tecnici.

Nonno
Il funzionamento del web si basa su una interazione tra un client ed un server. Il protocollo di comunicazione tra client e server si chiama http, e HTML è il formato speciale con il quale le pagine vengono memorizzati sul server.
Il client (detto anche browser, ‘navigatore’, ad es. Internet Explorer) risiede sul tuo pc, e rappresenta l’interfaccia grafica tra l’utente (cioè tu) ed il server. Le sue funzioni principali consistono nel ricevere i comandi dell’utente, richiedere al server la pagina che si desidera, che viene ricercata e, se esiste, viene consegnata al browser; quest’ultimo a sua volta interpreta il formato della pagina e la visualizza sul monitor dell’utente.
Vedo Alex che mi guarda sorpreso. Non ha capito niente, ma la mia immagine è salva.
Intanto, qualcuno sta bussando alla porta. E’ l’altro Alessandro della porta accanto, che vorrebbe giocare un pò con lui.

Alex
Nonno, ..

Nonno
Ma certo, Alex, vai.

Cicerone80.

Nota. Ho suddiviso l’articolo “Dove va il web?” in tre parti: web 1.0, web 2.0, e web 3.0; il prossimo articolo uscirà tra qualche giorno con il titolo “Web 2.0″.