Il 27 maggio 2008, in occasione di un incontro al Quirinale con le Provincie Italiane guidate da Fabio Melilli (ricorrenza del centenario), il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dichiarato che “la legge del federalismo fiscale è ormai ineludibile“. Napolitano ha invitato ad affrontare l’attuazione del federalismo, previsto dal Titolo V della Costituzione, con più speditezza e partendo dal lavoro di impostazione fatto nella scorsa legislatura «che portò alla presentazione di un disegno di legge». Finora, ha aggiunto, c’è stata «un’estrema lentezza» nell’adeguamento delle regole in materia di entrate fiscali e di assetti istituzionali. «La riforma – ha ricordato – risale al 2001». Inoltre, il Capo dello Stato ha auspicato l’attuazione di un federalismo fiscale “solidale, unitario ed efficace”.
Ora, leggendo tali notizie, come cittadino italiano di una città del Sud, che però – si badi bene – condanna vigorosamente l’assistenzialismo nefasto finora perpetrato nei riguardi di esso – , mi sono sorte nella mente alcune preoccupazioni, che di seguito elenco:
- Il Mezzogiorno d’ Italia è carente in infrastrutture rispetto al Centro – Nord del Paese.
Con la riforma federalista, dai fondi delle disponibilità delle Regioni ricche, potranno essere attinte, e quindi destinate, risorse volte al finanziamento del programma di infrastrutturazione del Mezzogiorno? - Resterà il fondo perequativo?
- Non potrà avvenire che il Mezzogiorno veda peggiorare ancora di più il gap oggi esistente, e che lo vede largamente penalizzato?
In un contesto più generale, il problema è però veramente complesso!
Un primo aspetto di tale problema è rappresentato dal fatto che ogni forza politica ha in testa un suo modello di federalismo fiscale:
- Chiamparino, sindaco di Torino e ministro ombra del Pd, ha di fatto sconfessato la via ambrosiana al federalismo fiscale per l’ingiusta ripartizione delle risorse (vogliono trattenere troppo).
- La posizione di Chiamparino tutto sommato potrebbe essere abbastanza vicina a quella del Pdl, che non se la sente di tagliare drasticamente fondi al Sud, granaio di voti nelle recenti elezioni.
- Bossi, che come ministro del governo in carica per il federalismo fiscale deve presentare a breve il suo disegno di legge, dovrà prepararsi a negoziare, cedendo in parte sulla sua linea dura.
- è in atto un movimento dei sindaci veneti, che vorrebbero trattenere il 20% del gettito IRPEF, e però sono boicottati dalla stessa Lega (che perderebbe il copyright in termini di leader propositrice della riforma del federalismo!).
In questo crogiuolo di avvenimenti, come mantenere un minimo di lucidità?
Sono dell’avviso che occorre pianificare un poco.
Per prima cosa, occorre avere bene in mente una personale configurazione, una specie di ruolo. Nel mio caso, mi pongo nella veste di un cittadino che desidera: a) aggiornarsi sull’argomento; b) vedere realizzato un federalismo fiscale “solidale, unitario ed efficace” per tutti gli italiani; c) in generale, vedere realizzata una riforma idonea a rendere l’ Italia più competitiva a livello internazionale.
Considerando questo articolo una semplice bozza, conviene prendere in considerazione anche dei criteri di implementazione di eventuali articoli successivi; tali criteri potrebbero essere i seguenti:
- valutazione su che cosa si va a costruire, e cioè sostanzialmente il Titolo V della Costituzione e i disegni legge (bene ha fatto Napolitano nel deprecare le città metropolitane citate nell’ Art. 119, e nel ricordare di essersi dichiarato sempre contrario alla creazione di nuove Provincie!)
- livello di informazione della popolazione italiana sul federalismo fiscale
- criteri fondamentali su cui il Governo, unitamente a tuttte le altre forze politiche, intende poggiare la riforma del federalismo fiscale.
L’argomento è importante per tutti.
Cicerone80, alias Zeferino.
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Dicembre 29, 2008 alle 6:28 pm |
[...] Dopo tanto tempo, in seguito alle cose ascoltate alla riunione, ho percepito in me stesso un cambiamento benefico. Con questo MPA ritrovo un barlume di sogno politico, un revival minore di quello che provai quando Berlusconi apparve sulla scena politica italiana. Credo proprio che ridurrò il tempo dedicato al mio hobby culturale (leggi web, e siti dinamici), per seguire l’evoluzione di questo MPA con un approccio particolare. Penso che quando una persona è giunta all’ età di avere dei nipotini, ed i giochi ormai sono fatti, se proprio vuol seguire da cittadino kantiano la politica, dovrebbe farlo con senso pragmatico e di grande verità verso se stesso e gli altri, come persona indipendente e autonoma, originale e libera, alla riscoperta e riaffermazione dei propri doveri e diritti non solo di cittadino italiano ma anche di persona del Sud, che vuole solo ristabilire un corretto e giusto equilibrio nella sua appartenenza al comune suolo patrio. Ma per carità, bando ai vecchi approcci sulla questione meridionale del passato, anche se nobilissimi, ispirati e di grande spessore intellettuale. A mio parere, questo MPA vuole semplicemente un rearrangement dello status del cittadino del Sud a maggior beneficio di tutti i cittadini italiani; e ciò, esclusivamente con corretti strumenti politici, resi efficienti da una più concreta e illuminata visione politica, ma restando compatti nel più grande sistema politico del Popolo delle Libertà. In tal senso, la cosa mi interessa, e credo che ritornerò sull’argomento quando si discuterà in Parlamento del varo della nuova legge sul federalismo fiscale (vedi precedente articolo). [...]