Salerno, venerdì 26 novembre 2010.
Una nuova stagione politica può e deve essere quella basata sul criterio della qualità delle idee e dei programmi, portati avanti con pragmatismo realista.
La qualità delle idee e dei programmi genuini è da sempre stato il criterio migliore, ma anche il più difficile da realizzare, in specie in seno ad una società nè democratica nè pluralista. Idee e programmi sbandierati ma mai attuati ce ne sono stati a iosa, e ce ne saranno sempre, almeno fin quando non impareremo a distinguere quelli nati da profonde riflessioni e convinzioni, e non semplicemente presi a prestito senza nemmeno capirne il significato, come semplici etichette di scatoli vuoti.
Ma un criterio, quello delle idee e dei programmi di qualità, senza un metodo appropriato, quello del pragmatismo realista, è un monomio non vincente. Il sistema vincente è il binomio qualità delle idee e dei programmi + pragmatismo realista. Questo è il metodo utilizzato da Obama quando, superando l’ impeachment in cui s’ era cacciato Bush, ha steso una mano di dialogo e di confronto con l’ Irak e con l’ Afganistan.
Per noi semplici cittadini il pragmatismo realista potrebbe significare risolvere i problemi optando e caldeggiando per quelle idee e quei programmi, o per quelle soluzioni che in quel momento più ci convengono, indipendentemente da qualsiasi nostra ideologia precostituita, o colore politico. O potrebbe significare altro – non sono un politico professionista! – , secondo le interpretazioni di voi lettori, che, registrandovi, potreste pubblicarle in piena autonomia.
Se l’ idea o il programma o la soluzione, che per noi va bene, non è quella seguita dal governo, abbiamo il diritto ed il dovere di dissentire con il dialogo e con tutte le altre forme civili di protesta, e se ciò non bastasse allora c’ è il voto, ma non altro.
Il pragmatismo realista ha basi solide teoriche, ed è molto diffuso negli U.S.A. L’ esponente maggiore di questa corrente è il filosofo statunitense Hilary Putnam, che riprende le idee di Wittgenstein, e avendo come punto di origine Emmanuele Kant.
Mi permetto due sole note polemiche. Mi fanno rabbia certi personaggi di una certa classe intellettuale, anzi pseudointellettuale ed inesistente ai fini di una buona società evoluta e civile, che, pur conoscendo bene persone e fatti, utilizzano la propria cultura esclusivamente per il proprio tornaconto, in base ad un pragmatismo reale malvagio ed ipocrita. Ma Kant non poneva al di sopra di tutto l’ Etica?
La seconda: comunque bisogna opporsi alle idee, non alle persone che le propugnano. Ed alla fine esiste, come ultima ratio, solo il voto. Altrimenti tutto è finito.
zeferino siani
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